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Quando
pensiamo ad un mosaico o ad una composizione aggregata il ricordo vivo è
quello dell’antichita’ classica con le sue distese pavimentali mosaicate
oppure quello dei medievali vetri a cattedrale ripresi anche se con
soluzioni ondeggianti e sinuose ancora nell’epoca liberty. Accanto a
questi ricordi vive oggi, la lezione dell’immagine digitale, dove il
tassello rielaborato e rivisitato grazie ad una serie di copie del medesimo,
si moltiplica, si sdoppia ricomparendo simile ma anche diverso.
E’ questa
sensazione di appartenenza ma anche di profonda identità che ogni quadro di
Domenico Melluso offre a chi attentamente lo osserva. Trattasi di varianti
e al tempo stesso pezzi unici di un grande puzzle di natura:
cieli, acque,
insenature, promontori,
cavità, distese …si
accompagnano ad altrettanti tasselli di cieli e mari ora
incisivamente definiti e fissati nella loro immobilità, ora furiosamente
annuvolanti o rumoreggianti prima o dopo lo stato di quiete. E’ come se la
dimensione temporale, quella del fluire ed addensarsi del tempo e della
materia fosse rincorsa e bloccata da un tempo eterno, sempre uguale, dove il
distendere e il fissare equivalesse ad un’operazione meditativa.
Il movimento
si fissa spesso in tasselli materici e cromatici di variabile intensità tra
note espressioniste e naif.
Anche la
tecnica scelta dall’artista amplifica questo risultato: una tecnica mista.
Colori ad
olio, acrilici e cementi su masonite o tavola, permettono di ottenere queste
massellature, ora rigide e quasi turgide, in una sensualità del
paesaggio che richiama forme e sinuosità
femminili, ora distese e ‘a perdita d’occhio’ in un distacco
emozionale e sensitivo.
Questa
polarità tecnica e tematica risponde perfettamente alla personalità di
Domenico Melluso e forse proprio in questi ultimi lavori la questione della tensione
riemerge piu chiara e precisa di un tempo. Per l’artista si profila un
periodo di attenta ricerca grazie ad una consapevolezza più forte della
strada su cui condurre le future sperimentazioni.
Alcune quadri
particolarmente vicini alle emozioni che una regione come quella della
Sicilia, patria dell’artista, può regalare circoscrivono zone
significative, come ‘Portopalo
di Capo Passero’ o ‘Santa
Maria del Focallo’: terre di vita aspra per lavoro e per clima in cui
ogni orpello è bandito ed ogni colore, profumo, rappresentano la forza
della natura. Una natura primigenia a cui l’uomo vorrebbe assomigliare e
di cui Melluso rintraccia le presenze fisiognomiche
in sassi, promontori o altro, ma che al tempo stesso, pur invitandoci a
questa dissoluzione del nostro corpo per galleggiare o far massa con essa,
ci incute paura. Accompagnano la lettura di questa mostra due brani, scelti
dalla Voce del Maestro di Kahlil GIBRAN, particolarmente cari al
mondo visionario-concreto di Domenico Melluso:
La
vita è un’isola in un oceano di solitudine: le
sue scogliere sono le speranze,
i
suoi alberi sono i sogni,
i
suoi fiori sono la vita solitaria,
i
suoi ruscelli sono la sete …
La vostra vita, uomini, miei simili,
è un’isola distaccata da ogni altra isola e
regione … siete sconosciuti agli altri uomini
e lontani dalla loro comprensione …
La Natura
ci si fa incontro a braccia aperte, invitandoci a godere della sua bellezza;
ma a noi incute paura il suo silenzio, e
accorriamo nelle città affollate, per
ammassarci come pecore in fuga da un lupo feroce.
Manuela
Cusino
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