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    Puzzle di ... natura

Alcune opere

Testo critico di Manuela Cusino

Quando pensiamo ad un mosaico o ad una composizione aggregata il ricordo vivo è quello dell’antichita’ classica con le sue distese pavimentali mosaicate oppure quello dei medievali vetri a cattedrale ripresi anche se con soluzioni ondeggianti e sinuose ancora nell’epoca liberty. Accanto a questi ricordi vive oggi, la lezione dell’immagine digitale, dove il tassello rielaborato e rivisitato grazie ad una serie di copie del medesimo, si moltiplica, si sdoppia ricomparendo simile ma anche diverso.

E’ questa sensazione di appartenenza ma anche di profonda identità che ogni quadro di Domenico Melluso offre a chi attentamente lo osserva. Trattasi di varianti e al tempo stesso pezzi unici di un grande puzzle di natura: cieli, acque, insenature, promontori, cavità, distese …si accompagnano ad altrettanti tasselli di cieli e mari ora incisivamente definiti e fissati nella loro immobilità, ora furiosamente annuvolanti o rumoreggianti prima o dopo lo stato di quiete. E’ come se la dimensione temporale, quella del fluire ed addensarsi del tempo e della materia fosse rincorsa e bloccata da un tempo eterno, sempre uguale, dove il distendere e il fissare equivalesse ad un’operazione meditativa.

Il movimento si fissa spesso in tasselli materici e cromatici di variabile intensità tra note espressioniste e naif.

Anche la tecnica scelta dall’artista amplifica questo risultato: una tecnica mista.

Colori ad olio, acrilici e cementi su masonite o tavola, permettono di ottenere queste massellature, ora rigide e quasi turgide, in una sensualità del paesaggio che richiama forme e sinuosità femminili, ora distese e ‘a perdita d’occhio’ in un distacco emozionale e sensitivo.

Questa polarità tecnica e tematica risponde perfettamente alla personalità di Domenico Melluso e forse proprio in questi ultimi lavori la questione della tensione riemerge piu chiara e precisa di un tempo. Per l’artista si profila un periodo di attenta ricerca grazie ad una consapevolezza più forte della strada su cui condurre le future sperimentazioni.

Alcune quadri particolarmente vicini alle emozioni che una regione come quella della Sicilia, patria dell’artista, può regalare circoscrivono zone significative, come ‘Portopalo di Capo Passero’ o ‘Santa Maria del Focallo’: terre di vita aspra per lavoro e per clima in cui ogni orpello è bandito ed ogni colore, profumo, rappresentano la forza della natura. Una natura primigenia a cui l’uomo vorrebbe assomigliare e di cui Melluso rintraccia le presenze fisiognomiche in sassi, promontori o altro, ma che al tempo stesso, pur invitandoci a questa dissoluzione del nostro corpo per galleggiare o far massa con essa, ci incute paura. Accompagnano la lettura di questa mostra due brani, scelti dalla Voce del Maestro di Kahlil GIBRAN, particolarmente cari al mondo visionario-concreto di Domenico Melluso:

La vita è un’isola in un oceano di solitudine: le sue scogliere sono le speranze, i suoi alberi sono i sogni, i suoi fiori sono la vita solitaria, i suoi ruscelli sono la sete La vostra vita, uomini, miei simili, è un’isola distaccata da ogni altra isola e regione … siete sconosciuti agli altri uomini e lontani dalla loro comprensione …

La Natura ci si fa incontro a braccia aperte, invitandoci a godere della sua bellezza; ma a noi incute paura il suo silenzio, e accorriamo nelle città affollate, per ammassarci come pecore in fuga da un lupo feroce.

 

 Manuela Cusino

 

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